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    Ipotermia perioperatoria: dalla consapevolezza del rischio clinico al protocollo ospedaliero.

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    • Ipotermia perioperatoria: dalla consapevolezza del rischio clinico al protocollo ospedaliero.

      Si parla di ipotermia perioperatoria quando la Temperatura Centrale (Tc) è inferiore ai 36.0°C.
      L’ipotermia è considerata una complicanza frequente che si sviluppa nel 50% - 90% dei pazienti sottoposti ad intervento chirurgico.
      Studi clinici [1] testimoniano che l’ipotermia può provocare danni anche gravi al paziente: infezioni della ferita chirurgica, ischemia e disturbi cardiaci, perdite ematiche, coagulopatia, effetto prolungato e anomalo dei farmaci, aumento della mortalità, brivido e disagio del paziente, permanenza più lunga in sala risveglio/terapia intensiva.

      Per prevenire i sopraccitati eventi avversi, a livello nazionale, la SIAARTI ha di recente pubblicato le Buone Pratiche Cliniche sulla normotermia del paziente chirurgico indicando precisamente gli ambiti di applicazione e le misure da adottare [2].

      L’articolo 5 della legge n° 24 dell’8 marzo 2017(Legge Gelli-Bianco) obbliga gli operatori sanitari ad attenersi alle Buone pratiche cliniche della società scientifiche di riferimento accreditate al Ministero della Salute, in mancanza di vere e proprie linee guida.
      La suddetta legge, che introduce importanti cambiamenti in termini medico-legali, tutela sicuramente i pazienti, fruitori delle linee guida/buone pratiche cliniche, ma anche gli stessi operatori sanitari, laddove questi ultimi si attengano “ad litteram” a quanto espressamente indicato dalle società scientifiche.

      Ma è sufficiente che in una struttura sanitaria siano presenti tecnologie e presidi medici, indicati dalle BPC, per far fronte e prevenire il rischio di ipotermia, senza avere un vero e proprio vademecum su come, quando e dove utilizzarle?
      L’esperienza, per noi di 3M che ci occupiamo di consulenza e formazione sul campo, ci insegna che l’adozione di un protocollo operativo, redatto dagli operatori sanitari (in questo caso anestesisti-rianimatori) e validato dalla direzione sanitaria dell’ospedale, è necessaria affinché le BPC diventino regole applicabili al quotidiano lavoro dei sanitari.

      Un esempio? Ospedale “Vito Fazzi” di Lecce.
      A fine 2017, la struttura si è dotata dei sistemi 3M per il riscaldamento paziente ad aria forzata e per il monitoraggio della temperatura centrale del paziente con un sistema non invasivo, come previsto dalle BPC, precedentemente pubblicate.

      Dall’inizio del 2018, gli operatori sanitari sono stati formati in modo costante con Hospital Meeting in aula, corsi di formazione on field ed assistenza all’utilizzo dei presidi medici da parte del personale 3M.
      È fondamentale che l’introduzione di nuove tecnologie e di nuovi materiali, soprattutto in un ambiente di sala operatoria in cui si lavora a ritmi elevati, venga assimilata dagli operatori e risulti essere di facile uso, per non essere percepita come un ulteriore difficoltà o intralcio all’operatività ma bensì come quel “quid pluris” che li possa aiutare nella gestione e nella sicurezza del paziente, anche in casi di emergenza.
      Per questa ragione durante tutto il 2018 è stato implementato un progetto articolato in diverse fasi (consulenza, mappatura, l’osservazione in sala operatoria, l’analisi dei dati condivisa con gli anestesisti che vi operano) che ha consentito di avere una fotografia puntuale dell’attività quotidiana, evidenziando la necessità che le BPC e le tecnologie biomedicali non possono essere considerate un punto d’arrivo ma bensì il punto di partenza, tramutandosi in “prassi” clinica con poche regole specifiche, semplici, chiare e mandatorie.

      Le pubblicazioni delle società scientifiche accreditate, l’acquisizione di tecnologie all’avanguardia, la formazione degli operatori sanitari al corretto utilizzo rappresentano le basi per il miglioramento delle cure del paziente e la sicurezza degli operatori sanitari. Un protocollo ospedaliero, nel caso specifico, per la prevenzione dell’ipotermia perioperatoria, non è nient’ altro che l’ufficializzazione del connubio di questi tre fattori, di cui ogni presidio ospedaliero dovrebbe dotarsi, per il bene e la tutela di tutti.

      Informazioni tecnico-scientifiche riservate al personale sanitario.
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    1. Sessler DI, Kurz A, Mild Perioperative Hypothermia. Anesthesiology News, October 2008: 17-28
    2. Buone pratiche cliniche Normotermia Perioperatoria - versione 1.0 del 13/03/2017